Tecniche infermieristiche

Questo libro intende essere una valida guida per coloro che si vogliono avvicinare alla professione dell’ausiliario veterinario, una base di consultazione pratica. Un’incentivo a investire in questa figura professionale che nell’immediato può essere difficile, ma nel tempo si rivela impagabile e indispensabile.

Quando la dottoressa Poletto e il dottor Appicciutoli, mi hanno parlato della possibilità di fare un testo per gli “infermieri veterinari” non ho avuto neache un ‘attimo di esitazione, sapevo che in Italia c’era una persona che aveva i requisiti per fare questo. La mia scelta non credo sia stata parziale, è vero che conosco Paola Rueca da venti anni, e che è in grado di farmi fare un’intervento, rispettando i principi della sterilità, anche nel deserto del Sahara sotto una tenda. Siamo cresciuti professionalemente insieme, e io ho portato tutto quello che potevo assorbire dalle università USA, e in ogni altro posto dove sono andato a cercare di allargare le mie conoscenze, nella nostra chirurgia, e li, ho trovato un terreno fertile che ha consentito l’attecchire di certe idee, spesso scomode, e la loro crescita.

Probabilmente la sua mente era predispota ad accogliere una filosopia di lavoro di un certo tipo ed era preparata. Qualche parola sull’autore: diplomata infermiera professionale umana, giovanissima, si allontana dalla professione credo perché “ le morti in corsia “ le creavano dolori troppo grandi, si affaccia alla veterinaria degli animali da compagnia, quella che più si avvicina alla professione medica, frequentando dapprima un’ambulatorio classico italiano degli anni 80. Vaccini, toeletta, molti bagni e spazzolare per il ruolo dell’ausiliario veterinario.

Decide di venire a lavorare con noi,in quei tempi con due altri colleghi entusiasti ci lanciavamo nel progetto di fare un’ospedale veterinario vero, aperto 24h su 24, le festività, con il laboratorio, i ricoveri, l’autoclave,l’anestesia gassosa. Tutti concetti oggi quasi scontati che allora erano solo idee, e senza la Sua costanza, perseveranza, intransigenza con se stessa e con gli altri, umiltà, sarebbero stati forse impossibili.

Capire, captare un’ideale, il modo giusto di fare le cose, è importante, attuarlo, portarlo avanti giorno per giorno, lavorare nelle retrovie, con metodo, ordine, organizzazione è molto più difficile. Le morti in corsia hanno continuato a sconvolgerla, anche se erano di un gattino, o un cucciolo, anche se molte, erano completamente indipendenti dal nostro operato. Nel contesto veterinario però ha trovato la forza di andare avanti e condurre un discorso fatto di passione e professionalità che ha dato bellissimi frutti.

Una storia anomala, la professionalità di una figura di infermiere umano, messa a disposizione della professione veterinaria Italiana dove questa figura manca. Ecco la miscela secondo me perfetta per “scrivere”, teorizzare quello che, una figura non ancora ben definita, nel nostro paese, combattuta, spesso soggetta a polemiche e controversie,dovrebbe conoscere e saper fare.

Il contesto lavorativo del veterinario Italiano è difficile perché rispetto agli altri paesi della comunità Europea, e agli USA siamo molti di più di quelli che il mercato richiederebbe, e usciamo dalle università con una preparazione pratica inferiore. Questo porta a periodi di apprendistato lunghi e mal retribuiti che interferiscono con la professione dell’ausiliario, creando equivoci. Il neolaureato veterinario, e spesso anche il professionista maturo, vedono nella figura dell’infermiere veterinario un rivale, un potenziale pericolo che può rubare una fetta di lavoro.

La figura dell’infermiere deve essere concepita come un’aiuto, il suo lavoro arriva fino a un certo punto, non oltrepasserà mai quel punto, ne mai aspirerà a farlo. E’ un lavoro di assistenza, aiuto preparazione che facilita, velocizza ottimizza, ma non sostituisce assolutamente. Lavoro di grande responsabilità che permette al dottore di lavorare meglio e di più.

Proprio in questo contesto tipico Italiano con il nostro folclore, secondo la mia opinione, poco metodo, scarsa pianificazione, e diciamolo una certa deficienza di organizzazione, si pone bene una figura come Paola.

Ineccepibile come preparazione perché infermiera diplomata umana, presta alla veterinaria la sua conoscenza, e la adatta con venti anni di esperienza sul campo, anche lei frequenta università USA, per vedere come funziona in altri paesi una figura professionale di “ veterinary technician” ben affermata e mette a disposizione questo bagaglio per coloro che desiderano diventare infermieri veterinari in Italia.

Credo, e spero che questo libro possa essere una valida guida per coloro che si vogliono avvicinare alla professione dell’ausiliario veterinario, una base di consultazione pratica , ma anche un modo per cercare di chiarire questa posizione ai miei colleghi. Un’incentivo a investire in questa figura professionale che nell’immediato può essere difficile, ma nel tempo si rivela impagabile e indispensabile.

A cura di Matteo Tommasini Degna