Le principali emergenze di Tartarughe e Testuggini

INTRODUZIONE

Le patologie che vengono riscontrate con maggior frequenza in testuggini e tartarughe domestiche sono di natura cronica, ma, nelle fasi terminali della patologia, la sintomatologia si accentua e questo può confondere il proprietario portandolo ad ipotizzare che si tratti di un’emergenza. Questi soggetti appaiono in stato comatoso, con mucose pallide e un lungo periodo di inappetenza alle spalle.

Le vere emergenze nella clinica di questi soggetti sono di natura traumatica: si tratta solitamente di fratture del guscio e degli arti causate da impatto o attacco da parte di predatori. In questi casi la priorità è stabilizzare il paziente: durante la visita clinica viene immediatamente valutato lo stato del  sensorio del soggetto e i riflessi oculari e delle zampe osservando la risposta agli stimoli dolorifici. Il colore delle mucose può informarci sulla presenza di eventuali emorragie interne e indurci a decidere di effettuare un prelievo o una radiografia. Spesso in seguito a un trauma queste possono apparire molto pallide. Con il prelievo possiamo valutare il PCV che è indice dello stato di idratazione e ci aiuta ad escludere la presenza di emorragie interne. 

In radiografia, soprattutto sfruttando il fascio orizzontale, viene spesso riscontrata la presenza di liquido libero in cavità celomatica che può essere conseguente alla rottura di un organo interno, ad un’emorragia, oppure, nelle femmina, durante il periodo riproduttivo, è possibile riscontrare la presenza di uova, che in seguito all’impatto possono andare incontro a rottura. Con l’esame radiografico possiamo diagnosticare la maggior parte delle fratture, anche della colonna vertebrale indotte per esempio da falciatrice. Spesso inoltre i predatori come i topi, possono ferire le estremità delle zampe o il becco e bisogna ricorrere tempestivamente ad amputazioni o a ricostruzione della ranfoteca. 

Necessario ispezionare attentamente il guscio ed per escludere la presenza di lesioni o di cedimenti della struttura a livello dei punti di giunzione delle placche ossee. 

 

PATOLOGIE CHE RAPPRESENTANO EMERGENZA CLINICA

 

PROLASSO

Il prolasso rappresenta la dislocazione di un organo dalla sua naturale sede. Questa paratopia è frequente nei cheloni a livello cloacale: attraverso la cloaca possono prolassare diversi organi come gli organi riproduttori, vescica e tratti intestinali. La condizione trova cause anatomiche e gestionali; la cloaca è una cavità nella quale si aprono tre orifizi ovvero coprodeo, urodeo e proctodeo attraverso i quali vengono convogliati i prodotti di escrezione dell’apparato riproduttore, digerente e urinario. Queste condizioni sono particolarmente frequenti nei rettili alimentati male, per esempio con cibi poveri di calcio e che non hanno possibilità di poter esplicare il loro normale comportamento fisiologico, costretti in teche di piccole dimensioni. Identificare l’organo prolassato attraverso la cloaca non è semplice, soprattutto per i meno esperti, anche perché l’organo è spesso compromesso nella sua struttura e appare necrotico e lesionato. 

Questa condizione rappresenta in ogni caso una grave emergenza che richiede l’intervento tempestivo del clinico. Bisogna identificare immediatamente l’organo prolassato perché da ciò ne deriva la decisione terapeutica da intraprendere e il veterinario per giungere a una diagnosi può decidere di ricorrere alla diagnostica per immagini. 

 

DISTURBI RESPIRATORI

Le vere emergenze respiratorie sono di natura traumatica, per esempio traumi del carapace dorsale o ami da pesca nelle tartarughe marine. 

Le cause infettive sono solitamente processi infiammatori cronici  che possono esprimersi con una sintomatologia acuta. Le occlusioni delle prime vie aeree possono indurre difficoltà respiratorie. Queste sono date da granulomi, neoplasie, ascessi e corpi estranei. Nonostante le cause possano essere  diverse, la sintomatologia clinica è comune a tutte queste condizioni: i soggetti presentano il classico atteggiamento “fame d’aria” cioè respirano a bocca aperta. Possiamo osservare aumento delle secrezioni e variazione della loro densità a livello del naso e della bocca e valutare la pervietà delle narici o la presenza di sangue. L’Anossia può essere dovuta all’anemia o alla presenza di liquido libero declive in cavità celomatica che comprime i polmoni. I soggetti possono apparire apatici e deboli. L’accertamento della causa deve avvenire sfruttando la diagnostica per immagini ( RX con fascio orizzontale per valutare l’integrità polmonare, escludere aree di consolidamento e masse), ecografia del primo tratto respiratorio per escludere masse e corpi estranei ed analisi del sangue per valutare i globuli bianchi e quindi l’eventuale presenza di infezioni. In quest’ultimo caso, laddove sussista il sospetto, devono essere effettuati esami batteriologici attraverso tamponi delle prime vie aeree o specifici esami per escludere eventuali malattie virali sospette e BAL (lavaggio broncoalveolare). Il pronto intervento prevede l’ossigeno terapia preferibilmente attraverso una camera chiusa o attraverso l’intubazione o la tracheotomia.

 

IPERPARATIROIDISMO SECONDARIO NUTRIZIONALE O RENALE con alterazione del rapporto calcio fosforo.

Si tratta di una condizione cronica innescata dalla cattiva gestione che nel tempo genera una grave sindrome metabolica. Le cause principali sono la somministrazione di alimenti poveri di calcio e mancata esposizione solare, quindi, insufficiente contatto con UVB che servono per convertire la vitamina D in forma attiva, la quale consente di assorbire il calcio. Si manifesta frequentemente nelle tartarughe e testuggini che vivono in teca o in piccoli acquari. Con l’abbassamento del calcio circolante, vengono stimolate le paratiroidi a produrre paratormone che attiva gli osteoclasti i quali attaccano l’osso, causando la demineralizzazione del guscio. All’arrivo in clinica, infatti, i soggetti appaiono con “guscio morbido”, presentano spesso occhi gonfi, edema generalizzato e nei casi più gravi estrema debolezza, paralisi o contrazioni diffuse. Le femmine durante la stagione riproduttiva possono andare incontro a distocie o blocco dell’attività riproduttiva. Radiograficamente è possibile osservare deformità dello scheletro, riduzione della densità ossea e fratture patologiche. Effettuando la palpazione attraverso la fossa prefemorale è possibile spesso constatare l’aumento di volume dei reni. E’ necessario effettuare un prelievo ematico: si noterà nei casi più gravi inversione del rapporto Ca: P, aumento degli Acidi Urici e riduzione del PCV. Importante anche la valutazione del calcio ionizzato. L’animale deve iniziare un lungo periodo di ospedalizzazione durante il quale verrà sottoposto a terapia con calcio al dosaggio fino a 100 mg/kg nei casi più gravi, supporto nutrizionale, fluidoterapia endovenosa e bagni in acqua tiepida, allopurinolo per via orale al dosaggio di 20–50 mg/kg ogni 24 ore ed esposizione a UVB. I soggetti spesso si presentano deboli e le masse muscolari sono atrofiche: bisognerà tenerli all’aria aperta, possibilmente in giardino, assecondando i loro comportamenti alimentari finché non saranno in grado di alimentarsi autonomamente. 

 

DISORDINI DELL’APPARATO URINARIO

I calcoli urinari sono condizioni frequenti nelle tartarughe e testuggini e possono talvolta rappresentare un’emergenza. Nei rettili vengono identificati frequentemente in vescica e talvolta negli ureteri o in cloaca. Le cause di formazione sono diverse: disordini nutrizionali come carenza di vitamina A, D e di calcio, eccesso di proteine nella dieta e assunzione di alimenti ricchi di ossalati (come gli spinaci) e infezioni batteriche. I soggetti arrivano in clinica solitamente disidratati, infatti la principale causa di formazione è la concentrazione delle urine. Gli acidi urici, che sono già minimamente solubili in acqua, in questo caso possono formare aggregati in vescica, formando un nucleo che predisporrà l’ulteriore aggregazione di minerali. All’arrivo in clinica i pazienti presentano sintomi aspecifici: le conseguenze a lungo termine sono irritazione e ipertrofia della parete vescicale e quando queste formazioni aumentano di volume, possono impedire la minzione e causare anoressia e difficoltà respiratorie. La diagnosi avviene con la palpazione della vescica attraverso la fossa prefemorale e radiograficamente. Si interviene chirurgicamente attraverso celiotomia, per i calcoli più grossi, ed endoscopicamente per quelli più piccoli. 

A causa di eventi traumatici, altre condizioni patologiche frequenti sono: la rottura della vescica o la paralisi. Si tratta di due gravi condizioni che bisogna sempre accertare poiché incompatibili con la vita. Il sospetto di rottura traumatica della vescica avviene quando in un soggetto traumatizzato notiamo radiograficamente liquido libero in cavità celomatica. I soggetti in questione non urinano da giorni. Per accertare la condizione è possibile effettuare una cistoscopia iniettando un mezzo di contrasto iodato in vescica per accertarne l’integrità (spesso risulta compromessa in maniera quasi impercettibile). In seguito ad eventi traumatici, come lesioni del guscio con ampia perdita di sostanza, è possibile la paralisi del treno posteriore. Nei casi più gravi viene osservata anche la paralisi della vescica. Accertata la condizione come nel caso precedente, è possibile lo svuotamento per cateterizzazione, ma la situazione risulta essere comunque incompatibile con la vita.

 

DISORDINI RIPRODUTTIVI

Queste condizioni anche in questo caso non rappresentano delle vere e proprie emergenze. Praticamente inesistenti in natura, in cattività, i disordini riproduttivi sono conseguenti a cattiva gestione alimentare e ambientale. Si tratta di animali i cui proprietari ignorano il sesso e che vengono portati in clinica per una sintomatologia aspecifica di anoressia e debolezza. Il più delle volte la scoperta di uova ritenute è del tutto casuale e avviene durante il controllo radiografico quando si cercano le cause che hanno indotto il cambiamento del comportamento. Spesso sono soggetti reclusi in spazi troppo piccoli e che non possono espletare i loro comportamenti filosiologici riproduttivi, per esempio in mancanza di terra nelle testuggini terrestri. Altre  volte, come nelle specie palustri, sono gli effetti della carenza di calcio negli anni, troppo spesso determinata da diete a base unicamente di gamberetti secchi. L’arresto dell’attività riproduttiva può avvenire a più livelli, si parla di stasi follicolare pre o post ovulatoria. Può essere quindi attivata la follicologenesi senza possibilità di sviluppo dell’uovo: all’interno del celoma sono presenti numerosi follicoli che non riescono ad ovulare. Nei casi più gravi questi si possono rompere o causare l’infiammazione del celoma o essere riassorbiti, oppure l’uovo riesce a formarsi ma non può essere espulso. Essendo presente lo stimolo ovulatorio, si formano numerose uova che possono cadere anche in vescica. Il proprietario arriva in clinica alla fine della stagione riproduttiva con un soggetto di sesso femminile, apatico, anoressico e con difficoltà respiratorie, che la stagione precedente aveva fatto tante uova. Una condizione di distocia può essere accertata agevolmente per via radiografica, ma, quando le uova sono poco calcificate perché “vecchie” o radiograficamente è presente liquido libero in celoma e non è facile distinguerle dai follicoli, può essere effettuato un esame ecografico.  L’animale deve essere ricoverato, sottoposto a terapia con calcio e ossitocina, deve rimanere in giardino per molte ore, garantendo la corretta esposizione solare. 

Quando vi è il sospetto che le uova sono in vescica, bisogna effettuare una cistoscopia e se dopo un lungo periodo di ospedalizzazione le uova non vengono espulse, può essere necessaria la rimozione endoscopica. In questi soggetti bisogna comunque correggere la gestione a casa e, nel caso in cui i problemi si ripresentino annualmente, può essere presa in considerazione l’idea di sterilizzarli.

 

TRAUMI CUTANEI E DEL GUSCIO

I traumi sono condizioni molto frequenti soprattutto nelle tartarughe terrestri. Rappresentano sempre un emergenza poiché spesso sono associate alla perforazione della cavità celomatica, esposizione o lesione di organi interni, abbondante contaminazione e notevole perdita di sangue.  Le lesioni possono guarire per prima o seconda intenzione. Le cause sono numerose e tra le più frequenti vi sono: morsi di predatori, lesioni da falciatrice e traumi da impatto. Lesioni da falciatrice o da impatto determinano fratture del guscio lineari o con perdita di sonstanza. La sede delle lesioni è un aspetto importante per definire la prognosi. Le lesioni indotte da falciatrice sono le più pericolose perché determinano ampia perdita di sostanza soprattutto a livello della regione dorsale del carapace dove anatomicamente vi sono polmoni e spina dorsale che possono essere intaccati irreversibilmente. Il questi casi è necessario quindi valutare la funzionalità polmonare e motoria. Queste ferite sono spesso molto sporche, bisogna quindi procedere immediatamente con la disinfezione utilizzando soluzioni sterili (NaCl 0.9% o in associazione con betadine) ed iniziare fluidoterapia e terapia antibiotica. La risoluzione di questi traumi avviene tramite l’utilizzo di bendaggi asciutti che devono essere cambiati quotidianamente. Non è consigliata la chiusura di ferite infette per esempio con resine, poiché può rallentare il processo di guarigione e promuovere lo sviluppo di muffe. L’intaccamento della cavità celomatica determina tempi di guarigione più lenti ed è associato ad un maggiore tasso di mortalità. Per la risoluzione di lesioni superficiali del guscio o cutanee, si procede con l’applicazione quotidiana di presidi topici antibiotici a base di sulfamidici, meglio se associati all’esecuzione giornaliera di laser terapia. La risoluzione di lesioni lineari del carapace avviene attraverso l’esecuzione di tecniche chirurgiche che prevedono l’applicazione di cerchiaggi o speciali resine. I predatori possono causare ampie ferite: frequenti i morsi di topo che possono rendere necessaria l’amputazione degli arti. Indipendentemente dal tipo di trauma subito, tutti soggetti devono essere ospedalizzati, sottoposti a fluidoterapia, terapia antibiotica e analgesica e non possono essere ricondotti in giardino finché le ferite non si sono completamente cicatrizzate. La più frequente complicazione in questo caso è data dalle larve di mosca, soprattutto nella stagione estiva.

 

PATOLOGIE GASTROENTERICHE

Le patologie gastroenteriche si manifestano frequentemente con i seguenti sintomi:

  • regurgito
  • vomito
  • anoressia
  • alterazione della consistenza fecale e diarrea
  • stipsi

Risulta fondamentale identificare la causa primaria. Il problema è spesso di natura gestionale: dieta inappropriata, temperature non idonee e mancata esposizione solare. 

Le diagnosi differenziali comprendono:

  • stomatiti
  • gastroenteriti (parassitarie, virali, batteriche e fungine)
  • stasi o occlusione gastrointestinale (ascessi, granulomi, fecalomi, neoplasie e corpi estranei)

L’ingestione di corpi estranei è una delle cause più frequenti, soprattutto nei soggetti che vivono all’esterno in giardino.  

Per giungere alla diagnosi definitiva, dopo l’esame clinico, bisogna effettuare esami ematologici e biochimici, radiografia senza o con mezzo di contrasto, esame ecografico ed endoscopico (endoscopia della cavità orale e dell’esofago o celioscopia). 

Il trattamento prevede la correzione degli squilibri elettrolitici, somministrazione di lassativi nei casi accertati di occlusione indotta da fecaloma o corpo estraneo, ma, nei casi che non rispondono alla terapia bisogna ricorrere all’intervento chirurgico di rimozione. La prognosi è riservata soggetti che manifestano celomite. 

A cura di Serena Capobianco