Corpo estraneo vegetale in un gatto

I corpi estranei (c.e.) di origine vegetale, principalmente forasacchi, schegge di legno e aghi di pino, sono causa nei nostri animali, quando si localizzano all’interno dell’organismo, di non pochi problemi; questo si verifica, per lo più, con una maggiore incidenza nel cane e meno frequentemente nel gatto. Gli apparati solitamente interessati sono rappresentati dalle vie respiratorie (cavità nasali e orale) e dal condotto uditivo; molto spesso però questi possono aprirsi una via d’ingresso nell’organismo anche attraverso la cute, principalmente a livello delle estremità distali degli arti.

In corso di quest’ultima eventualità, è spesso difficile accorgersi precocemente della loro presenza sia perché il foro d’ingresso cutaneo è tendenzialmente di diametro molto ridotto e facilmente nascosto dal pelo sovrastante sia perché da esso non proviene quasi mai un sanguinamento profuso. Inoltre, i nostri animali non manifestano, nell’immediato, sintomi specifici legati all’ingresso del c.e., fatta eccezione per quei casi in cui questo evento evochi una reazione dolorifica acuta, caratterizzata da lamenti, zoppia e leccamento continuo della parte interessata. Una volta penetrati nei tessuti molli sottocutanei, in virtù della loro forma e delle contrazioni muscolari, i corpi estranei migrano continuamente fino a raggiungere sedi anche molto lontane da quella del loro ingresso, scavando tragitti fistolosi tanto più lunghi e tortuosi quanto più è prolungata la loro permanenza nell’organismo. Essi, inoltre, rappresentano sempre un veicolo importante per l’ingresso di germi che possono portare allo sviluppo di infezioni più o meno pericolose. Al momento della visita, che solitamente avviene a distanza di qualche giorno, il veterinario può sospettare una patologia da corpo estraneo basandosi su un’anamnesi che riporta il contatto del paziente con ambienti quali campi, prati, boschi o giardini e sul rilevamento di fistole cutanee da cui viene drenato siero o pus, più o meno associate a calore e gonfiore della parte e a sintomi generali, quali ipertermia e abbattimento dovuti all’infezione batterica secondaria. Tuttavia risulta spesso difficile confermare tale sospetto diagnostico poiché i c.e. vegetali sono generalmente radiotrasparenti, quindi non apprezzabili radiograficamente. L’ecografia è invece in grado di visualizzarli, se localizzati in distretti esplorabili con tale metodica, e a volte permette di seguire il tragitto percorso tra i tessuti. La terapia prevede necessariamente la rimozione del c.e. poiché solo in questo modo si garantisce la definitiva guarigione delle infezioni secondarie, che altrimenti possono essere controllate ma non curate con antibiotici.